mercoledì 28 agosto 2013

La miniera del Gasparo. Leggende dell'alta Valle dei Mocheni

C’era una volta un Nano, che aiutava i minatori a trovare l’argento nella miniera di Valcava
Ne aiutava soprattutto uno, il Gasparo perché gli stava molto simpatico. Con l’aiuto del Nano, il Gasparo piano piano venne fuori dalla miseria, con il tempo riuscì a metter da parte qualche cosa e infine decise che con la miniera avrebbe voluto diventar ricco. Andò allora dal Nano e gli disse:
- Nano, ora tu vieni con me,  finora mi hai aiutato, è vero, ma non abbastanza! Voglio diventar ricco! Non mi basta trovar l’argento, ora io voglio trovar l’oro. Tu verrai con me e mi insegnerai dove devo scavare per trovarlo!-
Il Nano rispose: - Gasparo, non mi far arrabbiare! Ciò che ti ho dato, ti ho dato. Ciò che ti insegno, ti insegno. E ciò che imparerai, avrai imparato! -
Con fare burbero il Gasparo ribattè: - non far giri di parole con me Nano! Ora vieni con me, che tu voglia o non voglia! -
Stizzito il Nano, scrollando le spalle rispose: - non aver fretta! Domani mattina imparerai ciò che di nuovo ti voglio insegnare ma ora va a casa a riposare. Domattina fatti trovare alla miniera! -; detto questo il Nano se ne andò. Ma il Gasparo non si fidò e volle seguire il Nano per vedere dove andava.
Era quasi mezzanotte e avevano camminato a lungo, quando il nano si fermò, come aspettando qualcuno. Allora il Gasparo si nascose in cima ad un albero ad aspettare anche lui.
Dopo qualche istante venne un altro nano e confabulando con il primo disse:
- Io ho spostato il Ponte dei Pecori! -
- Invece io ho spostato il Doss delle Fraghe! – ribatte l’altro, - avrà un bel cercare la sua miniera il Gasparo,  in linea retta fra il Ponte dei Pecori e il Doss dele Fraghe! – concluse ridendo il nano amico del Gasparo.
Al canto del gallo i due Nani sparirono ed il Gasparo, mezzo morto per la paura, scese dall’albero e corse dal suo compagno minatore.
Valcava - Bersntol - Fersental
- Senti! – disse trafelato il Gasparo, - questa notte ho sentito due Nani che dicevano di aver spostato il Ponte dei Pecori e il Doss dele Fraghe! Non troveremo più la miniera! -
L’amico rispose: - ma che dici! Hai bevuto troppo e il vino t’ha fatto sognare! -
I due si misero in cammino verso la miniera trovando il Ponte dei Pecori lì al solito posto, come il giorno prima e come sempre, e anche il Doss dele Fraghe nessuno l’aveva spostato.
E allora? Cosa aveva sentito il Gasparo nascosto sulla cima dell’albero? Se lo era sognato? Rincuorati e rinfrancati Gasparo e il suo compagno presero la solita via che, in linea retta, passando tra il Ponte dei Pecori e il Doss dele Fraghe porta all’entrata della loro miniera.
E cammina e cammina,  ma mai la strada gli era sembrata così lunga come quel giorno...
E cammina e cammina cominciarono a pensare che forse l’avevano passata senza vederla, quindi tornarono indietro, forse …la sera prima l’avevano nascosta con delle frasche...
Cercarono avanti e indietro, a sinistra e a destra; tornarono al Ponte dei Pecori e di nuovo verso il Doss dele Fraghe, ma la miniera non la trovarono, ... non la trovarono mai più!
Questo succedeva ( o succede?) ad essere avidi e a far sgarbo ai nani delle miniere.
Fonti: G. Šebesta, Lo Sperkmantl, da Fiaba-Leggenda dell’Alta Valle del Fersina
Miniera dell'Hoabont - Alta Valle dei Mocheni, Bersntol - immagine di Alberto Scalzer

lunedì 19 agosto 2013

Valle dei Mocheni, il larice

klich sull'immagine per ingrandire
Il larice è il vero pioniere delle quote alpine.
Lo possiamo trovare singolarmente su pendii molto ripidi e pietraie, oppure ben distribuito in graziosi lariceti sotto i quali cresce una ricca e varia vegetazione spontanea che all’ombra di altre conifere non avrebbe la ben che minima possibilità di vivere. Generalmente è la prima pianta d’alto fusto a colonizzare slavine o frane probabilmente  per via di un apparato radicale molto fitto che si spinge profondo nel terreno permettendo al larice di contrastare vittoriosamente gli agenti atmosferici e nello stesso tempo conferire stabilità ai costoni montani.   
Per tutti i montanari il larice è sinonimo di robustezza a tal punto che attrezzi o manufatti esposti ad usura o alle intemperie vengono fatti con questo tipo di legno; anticamente era considerato il simbolo della vita, della forza e del matrimonio. Dai vecchi larici si estraeva la resina dalle molteplici virtù medicamentose mentre, un bagno nella corteccia sminuzzata di larice favorisce la distensione e il rilassamento del corpo. Alcuni anziani mi raccontavano che in tempi andati erano soliti, in particolari circostanze di stanchezza fisica o psicologica, abbracciare ad occhi chiusi per qualche minuto dei vecchi e grossi larici appoggiandovi l’intero corpo onde trarne una forma di beneficio e conforto.  
Fatelo anche Voi tanto per provare non vi costa nulla; quando lo fate appoggiate oltre al corpo anche il vostro orecchio alla corteccia dell'albero .......... cercate di "sentire o percepire" .... ne rimarrete sbalorditi!
 Valle dei Mocheni Bersntol, Fersental.