martedì 9 dicembre 2014

“L'abbandono delle quote montane” Lectio Magistralis di Bauernhof Andrea.

Palù del Fersina inizio 1900 - immagine Atzwanger Museum
Lo spopolamento delle quote montane medio alte è causato da svariati fattori fra i quali giocano un ruolo primario l’altimetria e le condizioni climatiche di questi luoghi.
Innanzi tutto si dovrebbe dire che proprio le stagioni produttive brevi concentrate in pochi mesi, e l’assoluta mancanza di “sfruttamento intensivo del territorio” (il che tradotto vuol dire niente pesticidi e anticrittogamici), permettono agli agricoltori montani di produrre alimenti di nicchia dal gusto inimitabile.
Nonostante questa sia un’ottima “chance” da non sottovalutare assistiamo al progressivo abbandono delle attività agro-boschive anche a causa di un estrema frammentazione ereditaria dei fondi agricoli i quali, non sono più così sufficientemente estesi da ricavarne un reddito famigliare dignitoso.
Il colpo di grazia agli insediamenti montani lo sta confezionando l’odierna amministrazione attraverso continue ed impietose “riforme dei servizi” che nascondono l’accentramento sul fondovalle di servizi, strutture mediche e scolastiche. Si tocca con mano la mancanza di una politica nazionale che “spinga” i giovani a rimanere in questi ambienti montani e solo a livello di Comunità Europea si intravede una qualche timida iniziativa.
Mentre i giovani montanari cercano condizioni di vita migliori in altri luoghi molti miei coetanei si sentono come gli ultimi custodi di un mondo rurale alpino che prima o poi verrà sradicato e snaturato dagli immancabili caroselli turistici per i quali, si trovano sempre  Tutele, Padrini e Leggi Speciali senza dimenticare i soliti contributi pubblici a pioggia.