lunedì 26 gennaio 2015

Incredibile valle dei Mocheni!

Klich sull'immagine per full screen!

Immagini di Samanta Facchini 
(Palù del Fersina, Trentino, Italy) 

lunedì 12 gennaio 2015

Valle dei Mocheni, Kronz - Fersental, Kronz

In valle dei Mocheni le tradizioni rurali resistono impavide al trascorrere del tempo e non vengono certamente riesumate e talvolta distorte a favore del turismo anzi, in questa meravigliosa valle il turismo di massa non esiste! 
Esiste invece un turismo rurale che cerca di coinvolgere i visitatori con il nostro incredibile ambiente naturale.
La presentazione dei Koskrötn e cioè dei coscritti maschi e femmine avviene nel periodo natalizio durante le celebrazioni liturgiche. Tutti i coscritti portano con grande orgoglio il Kronz ovvero il tipico cappello pazientemente adornato con svariati lustrini colorati ed una penna di coda del gallo forcello.

Nelle immagini di questo post il bellissimo cappello di Marco Jobstraibizer coscritto del 2014 in quel di Fierozzo. 
(immagini pubblicate per gentile concessione)


Im Fersental ländlichen Traditionen furchtlos wider im Laufe der Zeit und sind sicherlich nicht exhumiert und manchmal auch zur Förderung des Tourismus in der Tat vorgespannt ist, in diesem wunderschönen Tal Massentourismus gibt es nicht! Stattdessen gibt es einen ländlichen Tourismus, die die Besucher in unserem unglaublich natürliche Umgebung zu engagieren will.

Die Darstellung der Koskrötn nämlich Wehrpflichtigen Männchen und Weibchen tritt in der Weihnachtszeit in den liturgischen Feiern. Alle Rekruten tragen mit Stolz die Konz oder der typischen geduldig Hut mit bunten Pailletten und einem gefiederten Schwanz Huhn verziert.
In den Bildern von diesem Post die schönen Hut Marco Jobstraibizer Wehrpflichtigen von 2014 in der von Fierozzo. (Bilder veröffentlicht mit freundlicher Genehmigung)

mercoledì 7 gennaio 2015

Le Salinghe delle fratte dilavate - leggende dell'Alta Valle dei Mocheni

In tempi antichi, quando sulle fratte di questa montagna non c’erano ancora le miniere, vi abitavano delle fanciulle chiamate Salinghe. Quando arrivarono i canòpi le Salinghe se ne andarono disturbate dal rumore e dal continuo scalpellio dei minatori.  Gli abitanti dei masi vicini avevano timore delle Salinghe, ma un giovane che di nulla aveva paura, andò a cercarle. Le vide mentre ballavano intorno ad un fuoco e immediatamente si innamorò perdutamente della più giovane. Da quel momento salì ogni giorno alle Fratte per vedere la sua bella Salinga, si avvicinava pian piano per non essere visto, finché un giorno ebbe il coraggio di uscire e andare loro incontro. Le Salinghe non si spaventarono di certo, era da molto tempo che avevano visto quel ragazzo, nascosto fra i cespugli. Il ragazzo ebbe il coraggio di dichiarare tutto il suo amore alla giovane Salinga e lei concesse di diventare sua sposa aggiungendo “ascolta bene, per portarmi via devi prendere un carro, trainato da due buoi, uno bianco e uno nero. Devi dar loro da mangiare, ogni giorno, tre fagioli bianchi e tre neri. Dopo tre giorni potrai venire di notte e portarmi via. Ancora una cosa; devi lasciarmi dormire con i capelli pendenti fuori dal letto. Se adagerai i capelli sul letto la malasorte ci colpirà!”
Il giovane promise di far tutto ciò che la bella Salinga gli aveva detto. Prese due buoi, uno bianco e uno nero, per tre giorni diede loro da mangiare tre fagioli bianchi e tre neri, e infine la terza notte andò alle fratte incontro alla sua amata e la portò via sul carro, trainato dai due buoi.
La giovane divenne sua moglie e mai sulla terra ci fu una famiglia più felice e carica di benedizioni. Quando dormiva i suoi lunghi capelli pendevano fuori dal letto e la loro casa, ben presto, fu allietata dalle grida di meravigliosi bambini. Ma una notte, mentre i capelli d’oro della donna splendevano fuori dal letto, all’uomo venne un pensiero: “Chissà che cosa mai accadrà, se tirerò i suoi capelli sul letto e li adagerò sul cuscino. Sarà ancora più bella” e lo fece.
La donna saltò su piangendo e lamentandosi fuggi nella foresta. Da quel giorno ogni mattino tornava a casa per prendersi cura dei figli, cullarli e pettinarli, ma ogni sera prima del calar del sole ritornava nel bosco. L’aveva perduta per sempre.
Fonte:
Zingerle Ignaz V., Sagen aus Tirol, Innsbruck 1891, Nr. 57, p.37, citato in G. Šebesta, Fiabe e leggende dell’Alta Valle dei Mocheni.