mercoledì 7 gennaio 2015

Le Salinghe delle fratte dilavate - leggende dell'Alta Valle dei Mocheni

In tempi antichi, quando sulle fratte di questa montagna non c’erano ancora le miniere, vi abitavano delle fanciulle chiamate Salinghe. Quando arrivarono i canòpi le Salinghe se ne andarono disturbate dal rumore e dal continuo scalpellio dei minatori.  Gli abitanti dei masi vicini avevano timore delle Salinghe, ma un giovane che di nulla aveva paura, andò a cercarle. Le vide mentre ballavano intorno ad un fuoco e immediatamente si innamorò perdutamente della più giovane. Da quel momento salì ogni giorno alle Fratte per vedere la sua bella Salinga, si avvicinava pian piano per non essere visto, finché un giorno ebbe il coraggio di uscire e andare loro incontro. Le Salinghe non si spaventarono di certo, era da molto tempo che avevano visto quel ragazzo, nascosto fra i cespugli. Il ragazzo ebbe il coraggio di dichiarare tutto il suo amore alla giovane Salinga e lei concesse di diventare sua sposa aggiungendo “ascolta bene, per portarmi via devi prendere un carro, trainato da due buoi, uno bianco e uno nero. Devi dar loro da mangiare, ogni giorno, tre fagioli bianchi e tre neri. Dopo tre giorni potrai venire di notte e portarmi via. Ancora una cosa; devi lasciarmi dormire con i capelli pendenti fuori dal letto. Se adagerai i capelli sul letto la malasorte ci colpirà!”
Il giovane promise di far tutto ciò che la bella Salinga gli aveva detto. Prese due buoi, uno bianco e uno nero, per tre giorni diede loro da mangiare tre fagioli bianchi e tre neri, e infine la terza notte andò alle fratte incontro alla sua amata e la portò via sul carro, trainato dai due buoi.
La giovane divenne sua moglie e mai sulla terra ci fu una famiglia più felice e carica di benedizioni. Quando dormiva i suoi lunghi capelli pendevano fuori dal letto e la loro casa, ben presto, fu allietata dalle grida di meravigliosi bambini. Ma una notte, mentre i capelli d’oro della donna splendevano fuori dal letto, all’uomo venne un pensiero: “Chissà che cosa mai accadrà, se tirerò i suoi capelli sul letto e li adagerò sul cuscino. Sarà ancora più bella” e lo fece.
La donna saltò su piangendo e lamentandosi fuggi nella foresta. Da quel giorno ogni mattino tornava a casa per prendersi cura dei figli, cullarli e pettinarli, ma ogni sera prima del calar del sole ritornava nel bosco. L’aveva perduta per sempre.
Fonte:
Zingerle Ignaz V., Sagen aus Tirol, Innsbruck 1891, Nr. 57, p.37, citato in G. Šebesta, Fiabe e leggende dell’Alta Valle dei Mocheni.