lunedì 5 dicembre 2016

Agricoltura di montagna, futuro incerto.

Quale futuro la, quale economia li …., si fanno un sacco di convegni che varano nuovi progetti e si sprecano fiumi di parole ma l’agricoltura di montagna, a parte certi posti arranca di brutto.
Vuoi per le stagioni corte e l’ ovvia riduzione delle qualità coltivate, la concorrenza della pianura ti impone una meccanizzazione che pochi agricoltori riescono a sopportare, senza dimenticare gli eventi atmosferici che in montagna variano repentinamente lasciandoti poco tempo per rimediare a periodi troppo piovosi o siccitosi.
I giovani scappano, i boschi avanzano colonizzando fette importanti di costoni montani inghiottendo aziende agricole dismesse e al loro posto, nascono imprese di sfruttamento boschivo le quali, si portano via solo il “buono” lasciando a marcire sul territorio rami e frasche.
Agricoltori montani da tutti considerati gli ultimi custodi della montagna e quindi, gioco forza colonne portanti del turismo e via dicendo ma appesi ad un filo per il reddito pro capite.


La politica fa orecchie da mercante, da una parte sembra che dia ma con l’altra mano prende il doppio e non sto parlando di contributi ma di servizi. Senza servizi i paesi muoiono inesorabilmente. Si preferisce finanziare i grandi consorzi, le cooperative di raccolta o le cantine vinicole mentre i piccoli agricoltori di montagna che fanno prodotti inimitabili per qualità e sapore vengono quasi snobbati.