"Minatori medievali"

- Spesso i minatori lavoravano soli o erano nomadi. I primi giungevano appena la primavera aveva sciolto le nevi per cercare tracce delle vene metallifere negli ossidi, nella vegetazione, nelle acque di disgelo, nelle faglie, oppure riprendendo gli scavi dove c’erano discariche, pozzi precedenti e scorie di fusione di epoca preistorica.
Erano accomunati dal Freier Berg, l’uso libero della montagna, sottinteso quando ottennevano la cittadinanza di Trento, dove erano organizzati in una corporazione, il concilium werkorum, e in società occasionali. Il lavoro era rischioso e usurante, doveva trattarsi quindi di gente giovane, a volte molto caratteristica che alimentò svariate leggende sui nani.
Il minatore all’età di 12 anni entrava in miniera dopo aver lavorato alla cernita all’esterno una specie di apprendistato per riconoscere vene, materiale sterile e minerale. Oltre a pantaloni e casacca di lana cotta indossava una tunica con cappuccio, calzari in cuoio con una grossa suola, sulle spalle un sacco ed una bisaccia ove riporre scalpelli a mazzette. Alla vita si cingeva un laccio per altri scalpelli, portava a mano gli attrezzi più ingombranti come picconi, leve, zappe e mazzuoli. Immancabile il lumino a grasso o la candela di sego per muoversi nell’oscurità totale, (….).
Unica consolazione era un corto e spesso grembiule di cuoio, vera insegna della categoria, veniva usato per procedere a carponi, spezzare le pietre sulle ginocchia o per sedersi e scivolare nei brevi passaggi.

(Brani estratti dai libri “Le miniere di Faedo” “L’arte mineraria e la sua memoria in Trentino” di Paolo Zammatteo)

La Val del Fersina o Val dei Mocheni, ..

.. è stata frequentata fin dal XII secolo a.c. dai cercatori di metallo lo si desume dalla batteria di ben nove forni fusori ritrovati al passo Redebus ascrivibili al tardo periodo del bronzo.
Scorie di fusioni dello stesso periodo si trovano nel prati di Costalta, in una piccola diramazione della Val dei Lenzi a Palù del Fersina, in località Prenstol a Fierozzo ecc.

Anche i Reti (resti di villaggio ai Montesei di Serso nei pressi di Viarago) ed i romani esplorarono la valle in cerca di filoni metalliferi ma la vera e propria attività mineraria iniziò verso il 1200 d.c.


Una pagina del Codex Wangianus
"Liber de postis montis Arcentarie"

Dalla Baviera e da svariate regioni dell’Austria i Principi Vescovi di allora fecero confluire nella nostra valle Compagnie Minerarie d'oltralpe che diedero vita ad un intensa attività estrattiva per almeno 400 anni.
In questi massacranti lavori venivano impiegati anche donne e bambini all'esterno della miniera per i lavori di cernita del materiale. Dal Codex Wangianus che regolamentava l’estrazione mineraria redatto del Principe Vescovo di Trento Federico Vanga nel 1208 d.c. si autorizzavano i ragazzi di almeno 12 anni compiuti a lavorare dentro la miniera.
Potevano trascinare all’esterno dal cunicolo di estrazione materiale in quantità pari al loro peso in ceste o zerle, oppure su delle piane, sottospecie di carriole senza ruote che "scorrevano" sopra dei piccoli tronchi arrotondati.
Lautamente ricompensati per il durissimo lavoro i minatori avevano un aspettativa media di vita che si aggirava intorno ai 40 - 45 anni di età.


Così lo scultore ligneo Paolo Pintarelli
di Fierozzo (Vlarotz) interpreta la
leggenda delle 12 bocce d'oro.
Le leggende locali ci raccontano di gnomi maligni, kromml (nanetti malefici) e caproni selvatici posti da chissà chi a difendere incredibili tesori nascosti nelle viscere della terra.
In valle si racconta la storia delle dodici bocce d’oro nascoste in una ricchissima quanto ignota miniera d’oro. Per saperne l'esatta posizione si dovrebbe intravede un bagliore solo guardando le montagne al calar del sole attraverso le due porte della chiesa di Palù del Fersina in un preciso giorno dell’anno che purtroppo non è dato sapere. Sempre qui si vocifera sull'estrazione di oro puro in ragione di 5 o 10 grammi per tonnellata di materiale.
Il segreto per scindere l’oro dalla roccia è andato perduto con l’estinguersi degli antichi Smelzer (da Schmelzer) è cioè i fonditori di materiale; tuttavia, sembra che un fortissimo riscaldamento ed un conseguente raffreddamento repentino del materiale spaccasse le pietre facendo apparire l’oro che vi era nascosto. (!)


Per rendersi conto di come ed in che condizioni lavoravano i Knappen vi consiglio una visita alla miniera museo Grua va Hardombl (miniera del lago Erdemolo aperta da giugno a settembre) a 1700 metri slm. Forniti di appositi indumenti dalla direzione del museo l’affascinante percorso minerardio dura circa mezz’ora attraverso stretti e antichi cunicoli, pozzi e camere di estrazione mineraria   la miniera museo - Grua va Hardimbl See
(raggiungibile in 30 minuti a piedi dall’agritur Scalzerhof con una comoda passeggiata nel bosco sul sentiero SAT che porta verso il lago Erdemolo. Nelle vecchie discariche della Grua è possibile ritrovare calcopirite, auricalite, calcite, quarzo, nikel …..).