Miniere in valle dei Mocheni, Val del Fersina, Bersntol, Fersental.

Quasi una miniera ......
Imbocco minerario naturale

Per poterla vedere bisogna scendere fino al livello del torrente Fersina, proprio dentro la forra che si trova alla destra del sentiero che porta verso il lago Erdemolo.  Un "saggio minerario" scavato "velocemente" sfruttando in larga parte  una crepa naturale che si innoltra per qualche metro nella roccia.  (imbocco alto 1.5 m. largo +/- 1 m.) 
Silene Inflata
Probabilmente le maestranze minerarie dell'epoca pensavano di poter intercettare a valle una vena di metallo che si intravede chiaramente nella roccia a monte del saggio stesso. In effetti, nella parte alta del costone montano esiste ancora oggi una miniera con imbocco parzialmente crollato alla quale, dedicheremo uno dei prossimo post.
A questo punto è molto interessante  chiedersi chi o che cosa aveva convinto i minatori dell'epoca a scavare proprio in quel punto così difficile e arduo da raggiungere. (?)
Quasi certamente la massiccia presenza nei prati sovrastanti l'imbocco minerario della Silene Inflata  comunemente detta "Sciopet"; un piccolo arbusto che predilige terreni con altissima concentrazione minerale, in questo caso ossidi di rame e ferro.




Miniera del Frotten
Si trova a Palù del Fersina in località Frotten sul lato sx orografico del torrente 3/4 metri sopra il ponte a monte che scavalca il rio.
Imbocco poco agevole di ridotte dimensioni e galleria con inclinazione verso il basso a dx piuttosto accentuata a tal punto che per scendere serve molta cautela. 
Dovrebbe trattarsi di una galleria traversa discendente rispetto alla vena mineraria scavata probabilmente per fare defluire il fumo dello Schmelzer, il canopo che faceva fuoco sulla vena.
Il tunnel di accesso è stato scavato sfruttando la presenza di un notevole scisto ed è lungo circa una decina di metri, sbocca in una piccola saletta nella quale trova posto un minuscolo laghetto.
Certamente si estraeva pirite ed ematite vista la conformazione rocciosa del luogo, purtroppo non è possibile individuare una discarica in quanto il paesaggio circostante è stato a lungo oggetto di bonifica e lavori stradali.

A memoria popolare si racconta che una cinquantina di metri più in alto, sempre nella sx orografica del torrente, si trovava una seconda miniera presso la quale, i paesani raccoglievano una sottospecie di terra cretosa con sfumature azzurre per stuccare le mattonelle refrattarie delle stufe a legna. 
La  sfumatura azzurrognola ci potrebbe far pensare alla massiccia presenza di auricalite ma è anche possibile ritrovarsi con dell'ossido di rame piuttosto slavato o ammalgamato con residui di ematite ossidatasi nei secoli diventando ocra con una particolare sfumatura azzurrina.


Miniera della Tingherla
(di Fulvio Maiello) Val dei Mocheni, Frassilongo, direzione località Kamauz e quindi per maso Tingherla..
In una stretta valle scavata dal rio Rigolor, 
tra le pendici  settentrionali del monte Panarotta e quelle occidentali del monte Oscivart, a pochi chilometri dalla città di Pergine in Alta Valsugana, affiorano le rocce del basamento filladico cristallino antico.
Solo verso la sommità del monte Oscivart, ad oltre 2000 metri di quota, rimangono, sopra le filladi, lembi di conglomerato basale cui seguono i primi termini del sistema effusivo permiano.Le rocce filladiche risultano molto disturbate tettonicamente ed intensamente mineralizzate con uno sciame di vene di quarzo, calcite, barite, fluorite,pirite, calcopirite. Proprio su una grossa vena di quarzo affiorante fu impostata la miniera che prese il nome dal gruppo di case della località. Vi si coltivava la fluorite che accompagna in quantità consistenti di quarzo. L’attività fu breve ed ebbe fine nei primi anni sessanta.
I lavori consistono in tre gallerie sovrapposte collegate da fornelli tra quota 1240 e 1300. Lo sviluppo delle gallerie è di circa 600 m.
(nds) - Sulla stradina che porta verso la miniera dopo un paio di case ben restaurate si incontra un vecchissimo maso dimora dell'ultimo minatore di Kamauz che lavorò nella Tingherla  purtroppo scomparso negli anni 60, il suo nome era Cristell Puecher. Subito a sinistra del maso vi è un capitello alla base del quale è stato posto un grande blocco di quarzo con venature rossastre in Sua memoria.
Arrivati alla "chipa" il primo imbocco minerario in alto risulta ad oggi sbarrato con grata e catenacci, scendendo verso la metà della grande discarica esiste un secondo imbocco aperto che si sviluppa per una trentina di metri con due diramazioni tappate da cumuli di pietrame.  Della terza galleria ne è andata persa la memoria.


Miniera del Rindel – Valcava in Val dei Mocheni
Imbocco miniera Rindel
 Si trova ad una cinquantina di metri in linea d’aria sopra la vecchia Segheria Veneziana (de Song va Rindl) in Valcava nelle pendici del monte Stoker,  più o meno a metà del percorso stradale che dalla provinciale porta alla malga. (bivio a dx)
Nel bosco è ancora ben visibile una potente discarica mineraria, per la maggior parte inerti,  che si estende per una cinquantina di metri verso valle. Al tempo si estraeva principalmente ematite vista l’abbondante presenza di ocra, probabilmente agglomerata con altri minerali come il rame. 

Subito dentro ....
La roccia risulta abbastanza instabile probabilmente siamo su di una falda di contatto che presenta svariate spaccature trasversali. Bella e interessante la travatura interna per sostenere la volta della miniera, risulta molto articolata e complessa vi sono ancora paratie laterali e superiori, con travi poste traverso banco di notevole spessore. Lo scavo minerario seguiva una vena stranamente piana rispetto al paesaggio. 
Poco sotto questo imbocco si riconosce semi sommerso dal bosco un pianoro di ingresso di un secondo cunicolo purtroppo crollato mentre più in alto sulla dx si trova un tentativo di scavo abbandonato.
Risalendo la china boscosa si incontrano delle grave di notevoli dimensioni che a prima vista sembrerebbero materiale inerte proveniente da scavo. In effetti la memoria locale ci racconta  di un’altra miniera intorno a quota 1700 m. slm. sempre su questo versante dello Stoker.
Indubbiamente nel costone opposto del monte (lato sx orografico del torrente Fersina) esisteva una miniera oggi praticamente scomparsa. Alcuni vecchi del posto raccontano di sette minatori morti tragicamente causa il crollo .......   sette, un numero ricorrente come la storia "Sette volte prato, sette volte bosco" leggenda?


Miniera del Gronlait
Dai Prati Imperiali di Fierozzo prendiamo il sentiero che ci porta verso il Parol (la sella che divide Gronlait da Fravort), più o meno a metà percorso circa (30 - 40 minuti di cammino) alla nostra sx si intravede nel bosco semi sommersa dalla vegetazione una vecchia discarica mineraria di inerti. (costone Schreven)
Alla sommità del dilavamento detritico troviamo un piccolo pianoro con l’imbocco minerario. Entrando, dopo un paio di metri di cunicolo si accede in una camera piuttosto vasta parzialmente invasa dal terriccio.
Al tempo la sala era molto spaziosa e aveva certamente due piani. Il livello di ingresso porta in fondo alla camera di estrazione dove si trovano due "canne" di ridotte dimensioni che si inoltrano in direzioni diverse, purtroppo crollate. Il piano sottostante serviva per agevolare lo scavo dentro un pozzo minerario alla dx della camera d'ingresso. 
Largo almeno 4 metri e profondo 15, scende nel ventre della montagna  mettendo in bella mostra tracce  di quarzo, calcite e ossido di rame. Alla sx nella camera di estrazione primaria si vedono svariati tentativi di scavo abbandonati.

Si racconta di uno gnomo (Schratl) che abita le viscere di questa miniera.
La Grausteina (strega) gli aveva concesso l’immortalità con una rito magico, in cambio lo Schratl, avrebbe dovuto tenere nascosto per l'eternità (difendere dagli avidi esseri umani - in un'altra versione della leggenda) un favoloso tesoro sepolto in un livello segreto della miniera.
Lo Schratl, può, ancora oggi, uscire dalla miniera di notte solo nei periodi di luna nera, perché, se un qualsiasi raggio di luce lo sfiora si trasforma immediatamente in un enorme caprone nero perdendo l'immortalità e probabilmente anche il tesoro. 


Miniera Hosnperg 
 Si trova sulle pendici medio basse del costone Hosnperg sulla sx del sentiero (più o meno a metà percorso) che porta verso il lago di Erdemolo partendo dal Frotten a Palù del Fersina.
Anche in questo caso si è scavato sfruttando la presenza di una falda di contatto fra due enormi ammassi rocciosi, ingegnoso e strategico accorgimento che permetteva di penetrare nella roccia con relativa facilità. (se così possiamo dire)

Interessante la travatura interna che si presenta abbastanza ben conservata nonostante il tempo trascorso; si vedono chiaramente delle “musse” lato banco a livello del piano di scavo atte a contenere pareti laterali in molti punti abbastanza cedevoli

Le travi ritte e traverse sono di notevole spessore e fanno bella mostra; purtroppo molte infiltrazioni di acqua non permettono una agevole visita alla miniera, servono stivali e mantella impermeabile.
Al tempo, probabilmente si estraeva pirite ma nella minuscola discarica sottostante non mi è stato possibile rinvenire reperti interessanti; il colore bruno rossastro ci fa intuire la presenza di fosfato ferroso in grande quantità ma l’ematite e quindi l’ocra scarseggiano, molto probabilmente siamo in presenza di pirite arsenicale.
I vecchi pastori del luogo raccontano che in tempi andati tutta la discarica mineraria brillava di minuscoli scintillii, (nikel – l’oro dei grulli?) purtroppo oggi non è più così e affermano che - la gente si è portata via proprio tutto! -, cosa vera ma fino ad un certo punto.
 Dobbiamo dire che da alcuni secoli le miniere sono abbandonate, logico pensare che la natura pian piano si sia ripresa i costoni montani, e quindi anche le vecchie discariche sono state ricoperte dalla vegetazione alpina.


Miniera del Rementil
Si trova a monte dell'abitato di Mala sulla sinistra orografica del torrente che lo attraversa, in prossimità del maso Rementil (segnavia stradale) alla nostra sx troviamo una piccola radura poco distante dal torrente. 
Basta risalire l'argine per un centinaio di metri per veder apparire l'imbocco.
I primi scavi minerari sono quasi certamente di origine preistorica ascrivibili al bronzo medio XII secoli a.c. affermazione suffragata dal fatto che nei pressi del maso omonimo nel 1980 sradicando un grosso faggio sono venuti alla luce dei modesti forni fusori.                                         
In verità nella zone montana che da Mala si spinge verso Viarago sono numerose le tracce preistoriche di insediamenti certamente legati all'estrazione mineraria. Successivamente nel medio evo probabilmente la miniera ha conosciuto un nuovo  periodo di intenso sfruttamento per poi essere abbandonata verso il 18 secolo. 
Pirite, calcopirite e certamente rame sono stati estratti in tempi andati, la discarica è di piccole dimensioni e non mi è stato possibile trovare dei pezzi interessanti anche se, su alcuni forum, si parla di Kawansite .....
Come si vede dalle immagini l'imbocco è allagato quindi presumibilmente anche l'interno, di conseguenza non si è potuto entrare per verificare le condizioni della volta mineraria. 


A volte capita ........
.. di ritrovarti davanti a qualcosa che non ti aspetti nella maniera più assoluta.
Sempre nella forra del torrente Fersina a lato del sentiero che porta verso il lago Erdemolo, durante una recente escursione alla ricerca di antichi imbocchi minerari con mia grande sorpresa ecco due “ingressi” minerari dei quali non avevo mai raccolto memoria.
L’imbocco più largo entra nella montagna in  leggera salita verso sx per poco o niente in quanto crollato, l’altra canna sempre in leggera salita va in direzione opposta ma anche questa purtroppo è crollata.

In questo breve tratto il manto roccioso risulta fragile frantumandosi molto facilmente in scaglie addirittura anche senza l’ausilio di strumenti per lo scavo. La presenza di fosfato ferroso indica la ragione per la quale si era scavato, ma come abbiamo appena descritto, la volta mineraria probabilmente sarebbe stata troppo instabile per parecchi metri. In secondo luogo, asportare il materiale semilavorato da questo sito implicava l'uso di ponti gru e carrucole visto che, siamo dentro una forra quasi a livello del torrente Fersina e la vecchia via di comunicazione si trova più o meno 15 metri più in alto delle miniere. Difficoltà che si sarebbero superate se le miniere fossero risultata molto ricche e produttive ma quasi certamente non lo erano. e le maestranze dell'epoca abbandonarono lo scavo.


ATTENZIONE PER GLI APPASSIONATI - Pagina mineraria in periodico aggiornamento 
(inverno permettendo) ....